
MALVINA E GLI ALBERI
Malvina non riesce ad addormentarsi, sola nella sua stanza, pensa agli avvenimenti della giornata, ma quella ormai è passata.
La ragazza è inquieta, tormentata, non si sente contenta di sè stessa, non utile perciò non in pace.
Allora si affida agli alberi suoi amici, al vento che aleggia intorno, ne immagina le sagome, le ombre.
Ci sono ombre anche chiare, molto chiare, chiome leggere, foglie danzanti, foglie fosforescenti.
Un albero dall’alto fusto amico le parla lentamente, le dice: “perché tu, o mia ragazza, dici sempre non riesco, non faccio, non so” e continua “prova a dire: sono riuscita a completare un lavoro iniziato da tempo, riesco a vedere la bellezza che sta intorno a noi, ad ascoltare le parole.”
È importante saper ascoltare.
Malvina a questo punto si immerge totalmente nella frescura degli alberi: chiude gli occhi, respira immersa nel loro profumo e si addormenta.
Eralda
La maglietta rossa con le stelline dorate come la bandiera americana, un giorno smarrita e poi prontamente ritrovata mi è particolarmente cara…
Ricordo… avevamo il negozio di abbigliamento in Castellamonte. In via Nigra 48, erano gli anni ’90 quando con entusiasmo decidemmo di partecipare alla sfilata di moda organizzata presso il ristorante Tre Re, con musica dal vivo ispirata al mito degli Stati Uniti.
Conservo quella maglietta fina come il simbolo di un tempo che fu. Nonostante siano trascorsi diversi anni continuo a rimpiangere i momenti felici che ho vissuto accanto a Sergio, lavorando sempre insieme, nel nostro storico negozio.
In una mattina d'inverno
L'anello di fidanzamento
Le classi sociali
Marco e Paola al mattino
Il vecchio noce
Il cibo offerto da un ristorante non è valutabile solo per i piatti che ci vengono proposti, ma ci sono tutta una serie di fattori di contorno che ci permettono, già prima di assaggiarlo, di anticiparne la qualità e la cura con cui viene preparato.
Ed ecco che Alessandro Felis ci presenta una breve lezione su come leggere il cibo prima ancora di gustarlo.
I PIATTI CON I FIORELLINI ROSA
Ogni casa nasconde segreti.
Ci sono cassetti, armadi, luoghi dimenticati nelle nostre case che custodiscono storie, ricordi o memorie.
Sono a volte piccoli oggetti, quasi senza valore, ma con una storia intrinseca.
È la filosofia di vita che ci porta a dare valore a cose che in altri contesti perderebbero ogni significato.
Penso ai piatti che sono nella credenza restaurata, ognuno ha una storia
LA BADANTE
Tu giungi da lontano.
Nel tuo bagaglio
c’è il sole del deserto
le notti stellate,
il mare aperto.
Sorridi al gesto d’affetto,
sei schiva agli sguardi
e nascondi i capelli
perché così t’han detto.
Riconoscente del poco che hai,
pulisci la casa, cuoci il pane
e sogni di non dover tornare mai
oltre il confine, dove nel sonno
t’accompagnava la fame.
Or che sei qui giunta,
tu guidi attraverso la vita,
nella deriva del presente,
questo antico vascello dell’oblio
e il tuo cuore sta sulla punta
delle tue fragili dita
quando la sera preghi il tuo Dio.
Albarosa Bertoli
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MEDITERRANEO Porte scrostate sono rifugi d’ombra nelle strade assolate, l’ocra, il giallo e il bianco delle mura e dei tetti si alternano a fianco di pozzi e vicoletti. Città di mare e di terra lasciate a malinconia per sfuggire alla guerra! Ormai solo la scia di una barca sul mare indica la nuova via per chi è costretto a migrare. |
Cara Maurizia,
il tuo bell’articolo del 20 luglio u.s. mi ha molto colpita, perché descrive bene questa “desertificazione commerciale” che riguarda purtroppo tanti paesini del Canavese.
Anche Colleretto Giacosa, come Parella, ha perso la maggior parte dei suoi esercizi: a poco a poco, nel corso degli anni, hanno chiuso le due macellerie, la merceria, il calzolaio, la panetteria, il negozio di casalinghi e ferramenta, quello di scarpe, la fioraia, l’edicola/tabaccheria e tutti gli alimentari, che una volta erano ben tre!
L’altro ieri si usciva per far le commissioni,
oggi aspettiamo il fattorino.

Quando entro in un centro commerciale provo un senso di spaesamento, ma penso che anche altri consumatori - come me - siano intenzionalmente disorientati. La settimana scorsa i biscotti erano qui, e ora? E la farina? Tutto è spostato. E la cioccolata che irrazionalmente oggi è - non so perché - di fronte ai sottoli? E lo stesso vale per altri prodotti. Ma il pane — bene di prima necessità — quello è irremovibile: se ne sta come un re in fondo al supermercato così - per raggiungerlo - devo attraversare tutto il locale, mentre mi ammiccano invitanti prodotti di bellezza, creme, dolciumi.
LETTERA PER IL NUOVO ANNO
Leggere nuoce gravemente all'ignoranza (Dino Licci)

Un circolo fantastico, fatto di donne, ed un solo uomo, davvero eccezionali.
I nostri luoghi d’incontro sono due: la Biblioteca di Colleretto e quella di Strambinello le cui
“tenutarie” sono rispettivamente Danila e Maura.
Ci si ritrova solo una volta al mese, ma è un incontro denso di contenuti, anche se, aimè, non sempre
coerenti con quanto si era programmato di leggere per la volta successiva.
Il 23 novembre abbiamo ricordato, nell'ambito del ciclo LA PEDANEA SI RACCONTA, la famiglia Aluffi.
A partire dalla figura di Alberto, imprenditore presente nel panorama economico dei primi del '900, a seguire il figlio Tancredi, il cui stile di vita, la coerenza politica e sobrietà intellettuale sono ancora oggi modello morale e civile e, per finire, Giuseppe, stimato e conosciuto professionista, ma anche fine studioso ed intellettuale.
Grande apprezzamento da parte del numeroso pubblico presente in sala, che ha potuto approfondire la conoscenza della famiglia Aluffi, nel contesto storico e culturale del periodo.

Sono nata a Reggio nell’Emilia, e a Reggio ho subito la guerra.
Ho visto i bengala e saputo a che servivano. Ho visto cadere le bombe: da lontano sembravano grappoli d’uva, invece il loro rumore era spaventoso e dove cadevano si formavano crateri.
Finalmente la guerra finì e io e le mie amichette, andando in giro, vedevamo solo macerie e persone che cercavano se qualcosa si fosse salvato.
Una sera - erano trascorsi pochi mesi dalla fine della guerra - in casa eravamo solo io e la mamma che ai fornelli faceva il possibile, col poco che aveva, per cucinare una cena sostanziosa. Papà entrò e tranquillamente disse: - Oggi ho prenotato una bambina-. La mamma si voltò di scatto ed esclamò: - Ma il cibo non basta neppure per noi! – Al che tranquillamente lui replicò: - Non preoccuparti, ce la faremo.
Continua a leggere il coinvolgente racconto di Elettra

Danou
Rina era rimasta molto impressionata dall’arrivo di una coppia venuta ad abitare al pian terreno della casetta di Nilla, proprio all’ingresso del borgo di Gauna, frazione di Alice, in val di Chy (Valchiusella).
Nilla si chiamava in realtà Petronilla e confezionava trapunte imbottite, frange di varia foggia per orlare la biancheria.
Continua a leggere il bel racconto di Piera
Anche il dolce ha la sua storia
Perché ci piace tanto il dolce? Risulta che sia sempre stato gradito all’uomo e anche ad alcuni animali. I nostri antenati hanno iniziato a succhiare il miele dal favo imitando l’orso. Il piacere procurato dal gustare il dolce è forse legato ai ricordi dell’infanzia e alla gradevolezza del latte materno. E materialmente il nostro organismo richiede zuccheri. Quindi evviva i dolci!
Volendo tracciare una storia del dolce, l’accompagnerei a quella dell’uomo. MI fido dell’intuizione, basandomi inoltre su documenti pittorici e scritti. Le mie sono considerazioni stimolate da golosità e da interesse storico. Probabilmente l’accostamento di frutta e miele, bottino dell’uomo raccoglitore, soddisfaceva palato e stomaco ma - senz’altro – fu importante la scoperta che i granelli di certe spighe macinati e impastati con l’acqua, deposti su pietra rovente, fornivano un cibo gradevole e digeribile; quindi, aggiungendo alla farina miele e frutta, l’uomo realizzò il primo Dolce della Preistoria.
“PARELLA, PERLA PEDANEA”
Piccolo paese pedemontano, perla preziosa per panorami pittoreschi, prestigiosi
palazzi policromi, pendii producenti pàmpini pregiati.
Parella piace podisti perché possono passeggiare: piante poderose permettono
profumati percorsi penombrosi parlando piacevolmente.
Paese piccino, però presenta parecchi personaggi popolari: parroco peruviano,
pediatra prediletta, preside pluristellato, pimpanti professoresse pensionate, postina
premurosa, pizzaiolo provetto, PEDANEUS!
Personalmente, però, propendo per paesino posto proprio presso Parella, paesino
poetico.....
Renata, Colleretto Giacosa
Il nostro posto, quello giusto
Le rose sono come noi, che abbiamo bisogno di trovare il "nostro posto", e allora si , ci sentiremo in pace e
sentiremo che quella stessa linfa che scorre nella verde materia delle foglie, nei colori vivaci o delicati dei petali
leggeri, è la nostra.
Sapremo, in quel momento, che il nostro respiro si fonde alla stessa aria che muove le graziose corolle, insieme
alle fronde alte dell' acacia e ci sentiremo intimamente rigenerati e vivi.
Ognuno di noi e' alla ricerca del " proprio posto " in questo mondo.
Quando si ha la fortuna di trovarlo l' armonia ci invade e ci scopriamo a sorridere, accolti e nutriti.
Cosi' son le rose, quando le metti a dimora nel " loro posto", in quello giusto, sono un trionfo di vigore e bellezza ;
instancabilmente allora ringraziano, donandoci fiori leggiadri, profumi intensi, sottili, e aculei rossicci, che ci
prendono per gli abiti, quasi a chiederci di guardarle ancora e ancora.

Oltre la speranza Chi salva una vita salva il mondo intero (Talmud babilonese)
In ogni casa albanese edificata prima del 1940 c’è una stanza particolare: è la stanza dell’italiano.
La stanza in cui i nostri soldati feriti, pur appartenendo a un esercito invasore, furono ricoverati e accuditi.
Accadde anche a mio zio, Albino Frasca. Mi affido alle sue parole, raccolte nel libro Oltre la Speranza.
Chi sta in alto dice: si va alla gloria Chi sta in basso dice: si va alla morte Bertolt Brecht
Lorella è salita tante volte al rifugio Cibrario, ma sempre come ospite; mai si era offerta di gestirlo per un'intera settimana.
"Dopo qualche tentennamento" prende il coraggio a due mani e decide di salire per l'ennesima volta al rifugio, ma stavolta per aiutare nella gestione.
E così ci narra dei suoi dubbi prima di partire, delle sensazioni durante la salita e nel corso della settimana trascorsa al rifugio.

Romina
Guardano tutti me.
Sanno che, alle prime ore dell’alba, sarò io a condurli fino a Boschietto.
Avevo già deciso che avremmo preso il sentiero di Tressi, quello a sinistra del torrente. È quello meno
esposto.
Le borgate della valle sono sospettose e le loro baite nascondono, dietro quelle grigie
pietre, piccoli occhi pronti a vigilare.
Ma loro non devono farsi vedere. Non è per questo che sono venuti sin qui da tutta Italia.
Sono qua per combattere una guerra, una rivincita che cancelli la delusione che li ha travolti.
La chiamano Resistenza.

UN BOSCO IN EREDITA’ Ti lascio questo bosco Che non è solo gli alberi che vedi. Questo bosco è l’equilibrio della vita. Ogni pianta, ogni arbusto, ogni uccello, ogni piccolo animale, è qui perché io ho sempre rispettato questo luogo, non ho mai dato diserbante per le erbe infestanti, non ho mai tagliato senza criterio, ho sempre lasciato che la natura decidesse, io l’ho seguita, assecondata. Sono cresciuti funghi in terra e a volte sulle cortecce degli alberi. Questo bosco ha ospitato una varietà di animali, qui hanno vissuto o almeno sono passati volpi, faine, topi, lepri, nessuno ha disprezzato questo luogo. E’ successo che qualche anno fa, una grande tempesta, unita ad un vento fortissimo, abbia distrutto parti di alberi, abbia squarciato rami. Ma la natura ha avuto la voglia e la forza di riprovarci. Guardalo ora. È bello, verde, brillante. Ti regala freschezza unita ad un leggero venticello che fa ondeggiare le fronde e quasi come le onde del mare che si muovono e accarezzano i sassi. Qui le foglie si muovono ed accarezzano l’aria rendendola più fresca. Quando io avrò finito il mio percorso terreno tu non avrai in eredità solo un bosco Avrai tanto di più.